Slide Orban Meter BVMedia AUDIO TIPS

le guide e i suggerimenti
per l’audio broadcast
(...e non solo…)

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BVMedia AUDIO TIPS

a cura di Marco Ferrè e Roberto Zeccara

Abbiamo creato questa sezione senza la presunzione di sapere “qualcosa di più di altri”, ma solo per fornire una guida rapida basata sulla nostra conoscenza ed il nostro know-how su come l’evoluzione del trattamento dell’audio digitale, ai giorni nostri, abbia caratteristiche e modalità diverse rispetto alle tradizionali operazioni del mondo analogico. Non è (e non vuole essere) un decalogo, ma solamente una raccolta di informazioni utili a chiarire come trattare l’audio nei processi di contribuzione, distribuzione e mastering coinvolti in un ambiente “broadcast radiotelevisivo”. Ecco le nostre Audio Tips: Buona lettura!

Indice degli Argomenti

BVMedia
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COSA SONO I “LUFS”?

I LUFS sono il nuovo modo per misurare il volume nell’audio.
Ma la comprensione dei LUFS può essere piuttosto difficile all’inizio. Sono diversi dai modi in cui probabilmente sei abituato a misurare i tuoi segnali audio.
È importante sapere come funzionano per comprendere il ruolo del volume nella broadcast audio.
LUFS sta per Loudness Units relative to Full Scale. Si tratta di una misura standardizzata del volume audio che calcola insieme la percezione umana e l’intensità del segnale elettrico. I LUFS vengono utilizzati per impostare obiettivi per la normalizzazione dell’audio nei sistemi di trasmissione per lo streaming di cinema, Radio, TV e musica.
Anche se suona complicato, significa semplicemente che LUFS è il modo più recente e preciso per misurare il volume nell’audio, quindi le conseguenze relative ad un nuovo procedimento di taratura degli apparati audio sono da considerare in tutto il vostro sistema.
RTW Metering BVMedia
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master volume BVMedia
master 1983-2005 BVMedia

PERCHE’ I LUFS SONO IMPORTANTI?

 

Ad un certo punto della storia dell’ingegneria audio, l’industria musicale ha deciso che le registrazioni dovevano essere ad alto volume.
L’idea generale era che gli ascoltatori avrebbero inconsciamente preferito il CD che suonava più forte sul loro lettore CD. Quindi tutte le nuove versioni dei brani che erano “a basso volume” sono state rimasterizzate con un volume molto più alto, ma a discapito della dinamica.
Le prove a sostegno della teoria erano scarse, ma diede il via a una corsa al limite chiamata la guerra del volume (the loudness war).

 

Dopo poco la tendenza è andata lentamente esaurendosi e l’argomento volume è tornato in voga quando le piattaforme di streaming come Spotify e Apple Music hanno preso il sopravvento. Poiché LUFS indica il volume percepito, gli ingegneri non stanno più correndo verso il limite fisico dell’HEDROOM del mezzo.
Al contrario mirano ad un obiettivo che sia molto più in sintonia con il modo in cui gli ascoltatori percepiscono il volume e tutto ciò non è nemmeno vicino al massimo!

 

Comprendere questo cambiamento di paradigma è importante per il modo in cui si tarano tutti i componenti di una catena audio, dalla sorgente al processore finale.
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LO 0db E IL GAIN

Nei bei vecchi tempi dell’audio analogico esistevano due cose principali da considerare quando si trattava trattare un segnale sano ma pulito:
  1. – Rumore Di Fondo
  2. – Headroom
Una buona gestione del guadagno (gain) era il modo per navigare a vista. Significava assicurarsi che i livelli del mixer fossero impostati correttamente.
Ciò garantiva che ogni sorgente (tutti gli strumenti che erogavano segnale audio) nel percorso del segnale mandasse un livello ottimale all’ingresso dell’apparato collegato e che quest’ultimo facesse lo stesso con quello successivo, e così via.
Il rumore di fondo è il rumore del percorso del segnale che, ai tempi dell’analogico (appunto) era tutto il rumore che i componenti elettronici e i supporti (come i nastri magnetici, i vinili, ecc..) avevano come sottofondo, cioè tutto ciò che non fosse identificato come “suono”, o “musica”. L’obiettivo era mantenere il segnale il più alto possibile al fine di massimizzare il rapporto segnale/rumore, quindi massimizzare la dinamica del nostro PGM.
L’unico problema era che mentre si tentava di mantenere il segnale al di sopra del livello del rumore di sottofondo, ci si sarebbe imbattuti in un’altra questione spinosa: il famoso HEADROOM.
DHD-BVmedia
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BVMedia Headroom

COS’E’ L’HEADROOM?

Headroom è la distanza tra il livello audio minimo e quello di distorsione. In pratica è la quantità di spazio che il segnale audio ha prima che inizi a comprimere e distorcere.
Ogni mezzo di registrazione ha una quantità di spazio definita. Se si tenta di erogare un segnale più forte di quello che il mezzo è in grado di gestire, si taglieranno i picchi più alti della forma d’onda e le tue orecchie percepiranno i suddetti “tagli” come distorsioni.
Headroom nei circuiti analogici è graduale. Quando si spinge oltre un certo limite si ottiene un effetto morbido di compressione/saturazione all’inizio, ma più forte si spinge il segnale di ingresso, più chiara diventa la distorsione. Nell’ambito digitale questo effetto è decisamente più marcato, dato che non esistono componenti discreti che possano ovviare al problema: il campionamento avviene in modo trasparente ed un segnale distorto o clippato è difficile da gestire.
Gli ingegneri del suono cercano sempre di trovare il punto di maggior equilibrio tra il rumore in basso e la distorsione in alto.
E’ importante non arrivare immediatamente alla saturazione dei primi stadi di ingresso, proprio per non compromettere il risultato nella catena audio completa.
In un setup di un processore, ad esempio, è facile aumentare il gain in entrata per avere un effetto “pacca”, ma state attenti a non arrivare al vostro “0” digitale troppo spesso: comprometterà irrimediabilmente tutta la catena audio, a partire dall’AGC. Stare su un livello più basso, trovando un Headroom più “ampio” aiuterà il vostro processore a suonare più naturalmente ed evitando l’effetto “pumping” che risulta, a lungo andare, stressante per l’ascolto.
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IL COMPRESSORE

Continuiamo il nostro percorso attraverso la scultura del suono radiofonico soffermandoci
sullo strumento che caratterizza forse di più l’immagine vocale di una radio: Il Compressore.
Il compressore permette di ottimizzare il livello audio di una sorgente (nel nostro caso la
voce) così da renderlo sempre ben presente, intellegibile e denso.
A livello pratico che tu urli AAAAAAA o sussurri aaaaa se opportunamente settato il
compressore ti restituirà un aaaaaaa, al livello desiderato.
BVMedia compressore audio
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BVMedia Grafico compressione audio
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BVMedia Attack&Release audio

I PARAMETRI DEL COMPRESSORE

Esistono numerose tipologie di compressori audio divisi per campo d’applicazione,
interfaccia e tecnologia costruttiva ma tutti in generale presentano questi parametri
fondamentali:
THRESHOLD:
La Threshold (o soglia) è il parametro fondamentale di un
compressore ed è la soglia oltre la quale il compressore attenuerà il volume e sotto
la quale lo lascerà invariato.
RATIO:
Il Ratio (o fattore di compressione) determina l’ammontare della riduzione
del guadagno del segnale qualora esso superi la soglia. Il Ratio viene espresso
come un rapporto N:1 che sta a significare di quante volte inferiore verrà restituito il
segnale che supera la soglia di volume fissata con la Threshold. Se, ad esempio,
impostato su 4:1 il segnale oltre la soglia verrà restituito con un guadagno 4 volte
inferiore, se impostato su 1:1 verrà restituito invariato mentre se impostato a valori
molto alti fino ad arrivare a ∞:1 questo verrà restituito esattamente al valore della
soglia e nel caso limite il compressore si comporterà come un Limiter.
ATTACK e RELEASE:
Attacco e Rilascio sono dei valori di tempo entro cui
rispettivamente, una volta che il segnale supera la soglia, compressore porta il
segnale al valore attenuato desiderato (Attack) oppure riporta il segnale al valore
originale (Release). Questi valori regolano il modo in cui il compressore agisce su un
segnale audio e possono essere usati per determinarne il carattere. Suoni percussivi
(batteria o le consonanti nella voce) richiedono generalmente in attacco lento se si
ha necessità di preservare il transiente iniziale e rilascio lento per mantenere il
volume costante più a lungo.
GAIN REDUCTION:
è un parametro di analisi che indica quanto (in dB) il
compressore sta agendo ossia di quanto sta riducendo il volume del segnale che
supera la soglia.
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DANTE AUDIO PROTOCOL

E’ dal lontano 2006 che si sente parlare di DANTE Audio, un protocollo proprietario di Audinate che ha stravolto i classici canoni di trasporto per l’audio digitale. Ma non tutti sanno ancora che cos’è! DANTE (acronimo di Digital Audio Network Through Ethernet) è il protocollo più diffuso per il trasporto audio su infrastruttura ethernet, quindi via rete, non punto-punto. Ciò significa che con DANTE abbattete tutte le complicazioni relative a cablaggi e collegamenti ai quali siete abituati nelle consuete (ed ormai obsolete) soluzioni di trasporto, sia analogiche che in AES/EBU.
Le due caratteristiche più apprezzate da tutti gli installatori e dai professionisti dell’audio sono la bassa latenza e la precisione di sincronizzazione. Il transito dell’audio da un punto di erogazione verso un punto di fruizione infatti, non è mai superiore al millisecondo e la condivisione di un wordclock per la sincronizzazione degli apparati risulta molto più versatile, potendolo distribuire su una rete dati, rispetto al tradizionale cavo coassiale.
E’ semplice da configurare e da gestire perché i dispositivi (con tecnologia DANTE) collegati fra loro si riconoscono a vicenda e condividono i loro dati (numero di canali in ingresso e in uscita, frequenza di campionamento e bit depht supportati, ecc.).
Inoltre, i dispositivi DANTE e i canali possono essere nominati con maggiore chiarezza, creando delle label riconoscibili nel vosto impianto, senza ricorrere all’uso di codici numerici indecifrabili e difficilmente memorizzabili.
 
DHD Dante BVMedia
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