Ecco perchè Spotify NON soddisfa le aspettative della Radio-in-Store…

Spotify proverà a lasciare che artisti ed etichette influenzino maggiormente ciò che il suo algoritmo promuove. La società ha annunciato oggi un nuovo test per tutti gli artisti e le etichette sulla piattaforma in cui possono decidere di promuovere qualsiasi musica per loro importante. Quindi, ad esempio, se Fleetwood Mac volesse promuovere “Dreams” dopo che è diventato virale su TikTok, potrebbero decidere di farlo, e l’algoritmo di Spotify prenderebbe in considerazione tale richiesta durante la creazione di una sessione radio o quando un ascoltatore entra in riproduzione automatica. Ovviamente, questo potrebbe applicarsi a qualsiasi canzone, comprese le tracce che potrebbero essere nuove o che gli artisti vogliono dare una spinta promozionale extra. Ciò vuol dire che Spotify sarà sempre più orientata ad essere una piattaforma di promozione discografica “pilotata” da chi investe di più e diventa, ovviamente, più visibile.

In cambio di questa spinta promozionale extra, Spotify afferma che pagherà agli artisti un “tasso di royalty di registrazione promozionale” inferiore ogni volta che le canzoni vengono riprodotte durante quelle sessioni di riproduzione automatica o radio. Un portavoce non direbbe quanto sia questo tasso perché la funzione è in fase di test, ma ha aggiunto che “l’idea è che i team di artisti siano in grado di guadagnare un ROI positivo utilizzando lo strumento” e che l’azienda “calibrerà per assicurarci che il più ampio gruppo di artisti ed etichette possa avere successo “.

Quindi totalmente in cotrapposizione con la filosofia di una playlist o una programmazione mirata a soddisfare i criteri di ospitalià ed accoglienza che, solitamente è il punto di forza dei music designer che lavorano per i provider musicali. Mood e scelta dei titoli non è determinata da policies “social”, bensì attraverso algoritmi che NON devono essere soggetti alla ricerca all’incremento degli ascolti (come nelle impostazioni di turnover dell’FM, ad esempio) ma solo alla determinazione di un flusso che possa intervenire nella dinamica dell’acquisto dei clienti.

E’ quindi giusto utilizzare un catalogo così ampio, come quello di Spotify, ma con una scelta ed una esposizione dei titoli mirata, e non lasciata alla gestione della piattaforma stessa.

Condividi sui tuoi social

Related Posts